 | Questa 6×6 economica russa era la macchina di cui erano dotati gli ufficiali tecnici durante la guerra fredda. L'ultima produzione è degli anni 90 e se ne trovano parecchi esemplari quasi nuovi. Presenta un ben noto problema alla leva di avanzamento che fa accavallare i fotogrammi, ma con un uso attento si può evitare. La bellezza di questa macchina è che si può riparare con un coltellino in mezzo alla taiga siberiana a -30, è robustissima e in caso di necessità può essere usata come arma impropria. Per ora ci scatto solo in bianco e nero ma mi piacerebbe molto scattare qualche diapositiva. Il problema è che il bianco e nero me lo sviluppo io, le pellicole e le diapositive me le devo far fare in un laboratorio specializzato e mi costa un botto perchè nessun fotografo si sviluppa più i rullini di medio formato, viva il digitale….. Il pentaprisma esposimetro è preciso ed è più facile da usare di quello della Pentacon: due led luminosi sostituiscono validamente l'ago del galvanometro. Inoltre lo spegnimento automatico dopo 30 secondi di utilizzazione consente un notevole risparmio di energia, soprattutto quando l'utilizzatore è distratto come me e dimentica di spegnere il circuito esposimetrico dopo ogni scatto. La Kiev è più grossa e pesante della Pentacon e il suo aspetto è più squadrato. Tuttavia alcuni particolari costruttivi denunciano una maggiore attenzione: il sistema di apertura del dorso è più curato, come anche il meccanismo di sospensione dei rocchetti portapellicola. L'utile staffina portaflash, che si avvita sul davanti della macchina, permette di sistemare un piccolo flash in posizione frontale, anche se non coassiale con l'obiettivo (il che minimizza l'effetto occhi rossi). Lo specchio non ha il ritorno istantaneo e si abbassa soltanto quando l'otturatore viene armato. Ma questo limite è comune anche ad altre reflex di medio formato.La leva di carica va azionata con un unico movimento: se si tenta di effettuare l'operazione mediante piccoli movimenti addizionali si causa l'accavallamento dei fotogrammi e si facilita il precoce logorio del meccanismo di trascinamento. Un limite che a volte si fa sentire è il tempo di sincronizzazione un po' troppo lento: con 1/30 di secondo non ci sono problemi se si fotografa nell'oscurità, ma il fill-in diurno rischia di diventare una faccenda complicata, soprattutto se il soggetto si muove: in questo caso si ottengono doppie immagini e la foto è da buttare. Un altro difetto è costituito da una rumorosità accentuata. È vero che muovere uno specchio 6×6 non è cosa facile (vi rendete conto che potreste farvici la barba?), ma il “tla-tlac!” che ne deriva rende problematico fotografare un concertista durante un assolo di violino. Per fortuna non è il mio campo. In un primo tempo temevo che gli animali potessero essere disturbati dal rumore, ma ho constatato sul campo che non gliene potrebbe fregare di meno, per cui, di che mi preoccupo? L'otturatore mi sembra molto preciso, soprattutto nei tempi più comunemente utilizzati: non ho mai avuto modo di effettuare dei test specifici, ma le fotografie risultano correttamente esposte e mi sembra che sia questo l'importante. Insomma, la Kiev 60 è una macchina da adoperare, conoscendone bene pregi e limiti e chiedendole senza risparmio tutto quello che può dare. Uno strumento di lavoro, robusto e senza troppi fronzoli, semplice da riparare e da capire |